gio 16 febbraio 2017
Troppo zucchero ai bambini? Il fegato sicuramente NON ringrazia ….
E’ di questi giorni la pubblicazione dei risultati di una ricerca del Bambino Gesù di Roma, che evidenzia gli effetti nocivi, addirittura paragonabili all’alcool, a livello epatico di un consumo eccessivo di fruttosio, zucchero largamente utilizzato nell'industria alimentare. A differenza del glucosio, che può essere utilizzato quasi da ogni cellula del nostro organismo, il fruttosio viene metabolizzato esclusivamente dal fegato, perché lì si trova il suo trasportatore.
La ricerca è stata condotta tra il 2012 e il 2016 su 271 soggetti obesi in età pediatrica affetti da steatosi epatica (fegato grasso). Un bambino su 2 presentava concentrazioni plasmatiche molto elevate di acido urico. Questo acido è uno dei prodotti finali del metabolismo del fruttosio nel fegato e, prodotto in grandi quantità, contribuisce allo sviluppo di insulino resistenza, che è il motore principale della steatosi epatica. Attraverso ulteriori indagini,

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ven 03 febbraio 2017
E-health …… health literacy …… ovvero l’uso consapevole delle info in rete
Nei giorni scorsi si è svolto a Roma un incontro dal tema “E-Health tra bufale e verità: le due facce della salute in rete” organizzato da Ibsa Foundation for Scientific Research e Cittadinanzattiva per discutere i risultati di una ricerca condotta sull’uso del web nella ricerca di informazioni sulla salute. Più dell’88% degli italiani consulta internet quando ha bisogno di informazioni sulla salute ma non vi è un giusto livello di diffidenza per discriminare le notizie utili dalle …. bufale.
Gli intervistati tra i 24 e i 34 anni utilizzano intensamente il web per le ricerche ma sono più diffidenti rispetto agli ultra quarantenni. Diffidenti “a prescindere” perché utilizzano poco il web e lo percepiscono come fonte “ad alto rischio” sono gli ultra sessantenni. Il dato più allarmante è relativo alla bufale in rete e, in particolare, sui social: quasi la metà degli intervistati non sembra preoccuparsene.

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mar 24 gennaio 2017
Una "grattatina" alla mucosa duodenale e si ritorna come nuovi ..... dal punto di vista metabolico !
Sono stati appena pubblicati i risultati di una sperimentazione, le cui basi scientifiche stanno nel ruolo che l’apparato gastrointestinale ha nel controllo della secrezione e dell’attività insulinica. La procedura Revita, nota come DMR (Duodenal Mucosal Resurfacing), è una nuova terapia sperimentale per il diabete tipo 2, che consiste nell’asportazione di una porzione della mucosa duodenale durante procedura endoscopica con tecnica idrotermica. Nel duodeno inizia l’assorbimento delle sostanze nutritive e vengono prodotti gli ormoni che controllano direttamente e indirettamente i livelli di glicemia. Con questa procedura, che in definitiva riduce l’area di interazione del duodeno con i nutrienti, i ricercatori hanno rilevato in tutti i soggetti una riduzione della emoglobina glicata dell’1.2% a sei mesi e nei soggetti ai quali era stata asportata un’area più ampia la riduzione dell’emoglobina glicata dell’1.4% a sei mesi, doppia rispetto a quelli che erano sottoposti a un’asportazione minore.

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sab 14 gennaio 2017
KIT educazionali per i genitori da ADA
American Diabetes Association ha realizzato un kit per fornire alcuni strumenti di aiuto ai genitori di bambini con diabete tipo 1.
I kit in lingua inglese possono essere richiesti compilando un form direttamente sul sito, scegliendo il sistema tradizionale di spedizione postale oppure indicando un indirizzo e mail.


Da: www.diabetes.org/newlyT1D

lun 09 gennaio 2017
Un altro tassello nella prevenzione del diabete tipo 1
Poco prima di Natale sono stati pubblicati i risultati di uno studio condotto da un gruppo di ricercatori brasiliani, che hanno ottenuto la remissione clinica della durata di quattro anni in due soggetti con diabete tipo 1, trattati con sitagliptin e vitamina D3. Il diabete tipo 1 è una malattia cronica caratterizzata dalla distruzione delle cellule beta pancreatiche da parte del sistema immunitario, con la conseguenza di una inadeguata produzione di insulina. I ricercatori brasiliani hanno seguito due giovani donne con diagnosi recente di diabete tipo 1, trattate dall’inizio con un regime insulinico classico basal-bolus (insulina glargine e lispro/glulisina). Una volta ottenuto un sufficiente controllo glicemico, veniva iniziato sitagliptin 100 mg e vitamina D3 5000 unità al giorno,

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