gio 20 luglio 2017
Fotografia del diabete negli USA
Gli Stati Uniti ci hanno abituato ai grandi numeri e non si smentiscono per quanto riguarda il diabete. Il National Diabetes Statistics Report ha pubblicato I dati dell’epidemia del secolo, indicando che 30.3 milioni di residenti hanno il diabete e 84.1 milioni il prediabete.
Il rapporto indica che nel 2015 tra gli adulti americani sono stati diagnosticati 1.5 milioni di nuovi casi di diabete. Oltretutto, 1 su 4 adulti vivono con il diabete senza sapere di avere questa malattia e solo l’11.6% degli adulti con prediabete conosce la propria condizione.
La diagnosi di diabete cresce con l’avanzare dell’età; tra gli adulti di età superiore ai 65 anni il 25,5% ha il diabete.

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mar 04 luglio 2017
Impatto della cura dell’epatite C sul controllo del diabete
L’infezione da virus dell’epatite C si può associare alla malattia diabetica ed è in grado di peggiorare il controllo glicemico. Un gruppo di ricercatori statunitensi ha analizzato i dati di 2435 pazienti con diabete e infezione da virus dell’epatite C, che venivano sottoposti a trattamento con gli agenti antivirali diretti senza ricorrere a interferone e ribavirina. Tra i soggetti con insufficiente controllo glicemico quelli che andavano incontro a una risposta virale sostenuta (SVR) presentavano una riduzione significativa dei livelli di emoglobina glicata rispetto a quelli in cui la terapia antivirale si mostrava inefficace. Anche il consumo di

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dom 18 giugno 2017
SE CONTROLLARE SEMPRE LA GLICEMIA NON FOSSE UTILE PER TUTTI ?
Sappiamo che in molti casi le persone con diabete tipo 2 non in trattamento insulinico controllano la glicemia anche più volte al giorno. I vantaggi di questa pratica non sono chiari e già in passato sono stati pubblicati diversi studi che mettevano in dubbio la sua utilità.
In questi giorni uno studio statunitense sottolinea che il monitoraggio routinario della glicemia nel diabete tipo 2 non insulinotrattato non porta a vantaggi clinicamente rilevanti. I ricercatori hanno arruolato 450 pazienti affetti da diabete tipo 2 non in terapia con insulina con valori di emoglobina glicata tra 6.5% e 9.5%. I partecipanti sono stati assegnati casualmente a: nessun monitoraggio della glicemia, monitoraggio standard una volta al giorno, monitoraggio una volta al giorno associato a messaggi che avevano lo scopo di aumentare la motivazione

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lun 05 giugno 2017
Un vestito nuovo ...... aumenta la vita delle isole trapiantate .......
Ricercatori statunitensi hanno messo a punto una nuova tecnica per migliorare il tasso di sopravvivenza delle cellule beta nel trapianto di isole pancreatiche. Con questo nuovo metodo, sperimentato su modelli animali (topi con diabete tipo 1), si sono ottenuti ottimi risultati sia per quanto riguarda la sintesi di insulina - e quindi il controllo dei livelli glicemici – sia per quanto riguarda la sopravvivenza delle cellule trapiantate.
Il problema principale nel trapianto di isole pancreatiche è che più del 60% delle isole trapiantate muore nell'immediato perchè viene a mancare loro l'apporto di sangue. Le isole che sopravvivono sono a rischio di distruzione nei mesi successivi e la loro persistenza è correlata strettamente all'attività dei farmaci immunosoppressori.
Jessica Weaver con i suoi collaboratori ha sviluppato un materiale tipo idrogel abbinato

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lun 22 maggio 2017
E se a complicare la gestione del diabete ci si mette anche la diabulimia ?
Tra gli adolescenti con diabete tipo 1 la presenza di un disturbo del comportamento alimentare (DCA) rende piuttosto complicata la gestione globale della malattia diabetica. Per controllare le glicemie un adolescente è sempre alle prese sia con il conteggio dei carboidrati sia con l’analisi dell’esercizio per calibrare al meglio la terapia insulinica; tutto questo però può portare - in chi è predisposto - ad episodi frequenti di perdita del controllo con abbuffate da un lato oppure eccessiva restrizione calorica dall’altro. Non va dimenticato che la stessa somministrazione di insulina può determinare aumento di peso, che si traduce nella sospensione della terapia per quegli adolescenti che, ossessionati dalle forme corporee, vogliono dimagrire, senza preoccuparsi del rischio di chetoacidosi, con possibili conseguenze fatali. Per questo comportamento è stato coniato un termine “DIABULIMIA”, che porta anche a peggioramento del controllo glicemico con elevazione della emoglobina glicata (HbA1c) e maggior rischio di complicanze microvascolari, come la retinopatia.
Il dottor Wisting con i suoi collaboratori ha pubblicato i risultati di uno studio norvegese, che ha coinvolto 104 adolescenti con diabete tipo 1 per valutare la frequenza di pasti/spuntini e la presenza di DCA. Salta subito all’occhio l’irregolarità dei pasti: 73.8% delle ragazze consuma regolarmente la prima colazione rispetto al 97.7% dei ragazzi; il 50% - senza differenze tra i sessi – pranza tutti i giorni; il 90% - sempre senza differenze tra i sessi – consuma ogni giorno il pasto serale.

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