ven 10 agosto 2018
Alcuni consigli se si va a vivere da soli ma …… in compagnia di mister D
Anzitutto occuparsi della scelta del medico di medicina generale e del diabetologo – Uscire di casa per la prima volta è una tappa fondamentale nella vita di ciascuno e diventa un compito non da poco per chi convive con la malattia diabetica. La maggior parte dei pediatri prepara i loro pazienti ad affrontare il diabete tipo 1 al di fuori della famiglia almeno un anno – due anni prima dell’età in cui solitamente si lascia la casa dei genitori per diversi motivi: raggiungere la sede assegnata per proseguire gli studi o per lavorare, ad esempio. Il primo passo da compiere – magari con il contributo del medico di fiducia abituale – è quello di scegliere un nuovo medico di medicina generale e un nuovo diabetologo, se si cambia città.
Affinare le proprie abilità nella scelta di cibi e bevande – Gestire al meglio la malattia diabetica significa anche avere una maggiore consapevolezza

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gio 26 luglio 2018
I figli di donne con diabete tipo 1 sono a rischio di sindrome metabolica ?
E’ noto che i figli da genitori con diabete tipo 1 sono a rischio più elevato di sviluppare questa malattia rispetto al resto della popolazione. Fino ad oggi vi erano solo sporadiche segnalazioni sul fatto che i figli di donne con diabete tipo 1 potessero essere a rischio di sindrome metabolica, in relazione all’esposizione ad elevati livelli di glucosio nell’utero.
In questi giorni un gruppo di ricercatori ha pubblicato i risultati ottenuti esaminando tre importanti database (TEENDIAB, BABYDIAB e BABYDIET), che raccolgono i dati di 2800 bambini con un genitore con diabete tipo 1. Lo studio ha confrontato lo stato metabolico e il peso corporeo fino all’età di 18 anni di figli da donne con diabete tipo 1 rispetto a figli da uomini con diabete tipo 1.

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gio 05 luglio 2018
Come riconoscere e trattare la gastroparesi diabetica
Il diabete è tra le cause più frequenti di gastroparesi, una forma di neuropatia che porta a un rallentamento progressivo dello svuotamento gastrico, con sintomi che vanno da una sensazione di gonfiore a un senso di sazietà precoce fino all’impossibilità di alimentarsi per frequenti episodi di vomito.
L’iperglicemia nel tempo può danneggiare il nervo vago, che controlla i movimenti della muscolatura propria del sistema digestivo. Il risultato è il rallentamento del transito del cibo, che può diventare così grave da impedire il passaggio degli alimenti dallo stomaco all’intestino. Una conseguenza della gastroparesi è l’estrema variabilità glicemica, indipendente dalla effettiva composizione del pasto e legata esclusivamente all’assorbimento molto irregolare dei carboidrati.
La valutazione iniziale prevede l’esecuzione di una esofagogastroduodenoscopia (EGDS) e di una ecografia addominale, per escludere cause gastroenterologiche con sintomi simili. Poi, potrebbe essere necessario valutare il transito gastrointestinale con esami specifici.
Una volta confermata la diagnosi di gastroparesi diabetica, sarà importante rivedere la composizione dei pasti e la loro frequenza.

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dom 17 giugno 2018
Chirurgia e diabete
Nel numero di giugno di Diabetes Care sono stati pubblicati I risultati di uno studio australiano sul rischio di complicanze post-operatorie in relazione alla presenza di malattia diabetica e al livello di compenso glicemico, valutato con la misurazione dell’emoglobina glicata (HbA1c).
Lo studio è stato condotto tra il maggio 2013 e il gennaio 2016 e ha coinvolto 7565 pazienti chirurgici di età maggiore o uguale a 54 anni, afferenti all’Ospedale universitario di Melbourne, in Australia. La diagnosi di diabete si basava sulla storia clinica o sul riscontro di HbA1c maggiore o uguale a 6.5% (48 mmol/mol). La diagnosi di prediabete veniva formulata se l’HbA1c era compresa tra 5.7 e 6.4% (39 e 48 mmol/mol). Le persone con HbA1c <5.7% (39 mmol/mol) venivano classificate come normoglicemiche. Tutti i pazienti arruolati venivano seguiti per sei mesi.
Tra i 7565 pazienti chirurgici il 30% era diabetico e il 37% era affetto da prediabete. La presenza della malattia diabetica si correlava ad un maggiore mortalità post-operatoria e ad una maggiore incidenza di complicanze. Non solo, ma i pazienti diabetici avevano un maggior rischio di essere trasferiti

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mar 12 giugno 2018
12 GIUGNO - PRIMA GIORNATA INTERNAZIONALE SULLA NAFLD
La steatosi epatica non alcolica (NAFLD) è la principale epatopatia del mondo occidentale, con una prevalenza nella popolazione generale del 30% circa. La sua forma più aggressiva è la steatoepatite (NASH) e oggi 12 giugno si celebra la prima giornata internazionale su questo tema piuttosto caldo.
Si calcola che nel 2020 la NASH sarà la prima causa di trapianto di fegato negli Stati Uniti e la sua prevalenza aumenterà progressivamente in associazione con l'epidemia di diabete e obesità. Purtroppo la NASH lavora in silenzio, senza sintomi, e rischia di essere sottovalutata, fino a manifestarsi con le conseguenze più estreme, come l'insufficienza epatica e il carcinoma epatico.
Esiste una stretta associazione tra steatosi e diabete; il 70.80% dei diabetici ha la steatosi e il diabete è presente nel 30% dei pazienti con steatosi, che di per sè è un fortissimo fattore di rischio per lo sviluppo di diabete. La coesistenza di entrambe le patologie espone il paziente a complicanze molto più severe. I complessi meccanismi eziopatogenetici che sono alla base di queste patologie richiedono competenze internistiche e capacità

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