gio 17 agosto 2017
Il colostro o primo latte come scudo contro il diabete tipo 1.
Il diabete tipo 1 è una malattia comune nell’infanzia e i Paesi nordici sono quelli con la più elevata incidenza nel mondo. Il diabete tipo 1 è il risultato della distruzione immuno-mediata delle cellule beta pancreatiche, che in definitiva porta a una carenza assoluta di insulina. Anche se il substrato genetico ha un ruolo fondamentale, il fatto che negli ultimi 50 anni l’incidenza di diabete tipo 1 sia aumentata suggerisce un ruolo anche per diversi fattori non genetici. L’ipotesi che l’allattamento al seno possa essere protettivo nei confronti del diabete tipo 1 è stata fatta più di 30 anni fa, sostenuta da studi danesi e norvegesi. Il latte umano contiene sostanze biologicamente attive, come anticorpi, citochine e ormoni, che possono influenzare il sistema immunitario.

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Ma la vitamina D migliora il metabolismo glucidico?
Recentemente, uno studio norvegese ha affrontato la questione apertissima dell’eventuale ruolo della vitamina D nel migliorare il metabolismo glucidico.
Negli anni passati è stato osservato che livelli plasmatici di vitamina D quando sono ridotti sono associati ad un’alterazione della sensibilità verso l’insulina e a una ridotta secrezione di questo ormone pancreatico. A questi dati sono seguiti diversi studi di intervento, durante i quali si somministravano supplementi di vitamina D, con risultati contrastanti.
Lo studio norvegese è stato ben disegnato perché randomizzato, in doppio cieco, su 62 soggetti con diabete tipo 2 e carenza di vitamina D. I partecipanti allo studio ricevevano vitamina D (colecalciferolo 400000 unità per via orale) o placebo e a quelli del gruppo vitamina D veniva somministrato un supplemento di 200000 unità di colecalciferolo se il dosaggio di vitamina segnalava valori inferiori a 100 nmol/L dopo un mese. A sei mesi i partecipanti allo studio

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mar 25 luglio 2017
E i numeri del diabete in Italia ?
In questi giorni l'ISTAT ha pubblicato il rapporto 2000-2016 sull'impatto della malattia diabetica in questi ultimi anni sulla popolazione italiana, analizzando anche le conseguenze sullo stato di salute e sulla qualità della vita dei cittadini, sulla mortalità e sull’ospedalizzazione.
Nel 1980 il diabete coinvolgeva il 2.9% della popolazione italiana ma ad oggi la percentuale è raddoppiata, arrivando al 5.3% dell'intera popolazione per oltre 3 milioni 200 mila persone, che diventa il 16,5% fra gli over 65. Rispetto al 2000 le persone affette da diabete sono un milione in più e questa crescita è legata non solo all'invecchiamento della popolazione ma anche all’anticipazione delle diagnosi e all’aumento della sopravvivenza dei malati. In più dobbiamo considerare un altro dato, che fa crescere i numeri: quando si mettono a confronto le diverse generazioni, nelle coorti di nascita più recente la quota di diabetici aumenta più precocemente che nelle generazioni precedenti, a conferma di una progressiva anticipazione dell’età in cui si diagnostica la malattia.

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gio 20 luglio 2017
Fotografia del diabete negli USA
Gli Stati Uniti ci hanno abituato ai grandi numeri e non si smentiscono per quanto riguarda il diabete. Il National Diabetes Statistics Report ha pubblicato I dati dell’epidemia del secolo, indicando che 30.3 milioni di residenti hanno il diabete e 84.1 milioni il prediabete.
Il rapporto indica che nel 2015 tra gli adulti americani sono stati diagnosticati 1.5 milioni di nuovi casi di diabete. Oltretutto, 1 su 4 adulti vivono con il diabete senza sapere di avere questa malattia e solo l’11.6% degli adulti con prediabete conosce la propria condizione.
La diagnosi di diabete cresce con l’avanzare dell’età; tra gli adulti di età superiore ai 65 anni il 25,5% ha il diabete.

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mar 04 luglio 2017
Impatto della cura dell’epatite C sul controllo del diabete
L’infezione da virus dell’epatite C si può associare alla malattia diabetica ed è in grado di peggiorare il controllo glicemico. Un gruppo di ricercatori statunitensi ha analizzato i dati di 2435 pazienti con diabete e infezione da virus dell’epatite C, che venivano sottoposti a trattamento con gli agenti antivirali diretti senza ricorrere a interferone e ribavirina. Tra i soggetti con insufficiente controllo glicemico quelli che andavano incontro a una risposta virale sostenuta (SVR) presentavano una riduzione significativa dei livelli di emoglobina glicata rispetto a quelli in cui la terapia antivirale si mostrava inefficace. Anche il consumo di

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