lun 22 maggio 2017
E se a complicare la gestione del diabete ci si mette anche la diabulimia ?
Tra gli adolescenti con diabete tipo 1 la presenza di un disturbo del comportamento alimentare (DCA) rende piuttosto complicata la gestione globale della malattia diabetica. Per controllare le glicemie un adolescente è sempre alle prese sia con il conteggio dei carboidrati sia con l’analisi dell’esercizio per calibrare al meglio la terapia insulinica; tutto questo però può portare - in chi è predisposto - ad episodi frequenti di perdita del controllo con abbuffate da un lato oppure eccessiva restrizione calorica dall’altro. Non va dimenticato che la stessa somministrazione di insulina può determinare aumento di peso, che si traduce nella sospensione della terapia per quegli adolescenti che, ossessionati dalle forme corporee, vogliono dimagrire, senza preoccuparsi del rischio di chetoacidosi, con possibili conseguenze fatali. Per questo comportamento è stato coniato un termine “DIABULIMIA”, che porta anche a peggioramento del controllo glicemico con elevazione della emoglobina glicata (HbA1c) e maggior rischio di complicanze microvascolari, come la retinopatia.
Il dottor Wisting con i suoi collaboratori ha pubblicato i risultati di uno studio norvegese, che ha coinvolto 104 adolescenti con diabete tipo 1 per valutare la frequenza di pasti/spuntini e la presenza di DCA. Salta subito all’occhio l’irregolarità dei pasti: 73.8% delle ragazze consuma regolarmente la prima colazione rispetto al 97.7% dei ragazzi; il 50% - senza differenze tra i sessi – pranza tutti i giorni; il 90% - sempre senza differenze tra i sessi – consuma ogni giorno il pasto serale.

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dom 07 maggio 2017
MAI TENTENNARE NELLA CURA DEL DIABETE .....
Nel diabete mellito tipo 2, come in tutte le malattie croniche, la precocità degli interventi terapeutici è un aspetto essenziale; infatti, un intervento aggressivo e tempestivo ha dimostrato di ridurre l'incidenza delle complicanze vascolari. Inoltre, ed è questo un altro aspetto da non sottovalutare, interventi mirati sullo stile di vita, in particolare sul regime alimentare, e sulla terapia farmacologica possono indurre la remissione del diabete mellito tipo 2, che può raggiungere il 40% dei pazienti, fino al 95% nei casi sottoposti a chirurgia metabolica.
E’ di questi giorni la pubblicazione sul Journal of Clinical Endocrinology and Metabolism dei risultati di uno studio clinico canadese, durante il quale sono stati arruolati 83 soggetti, di età compresa tra 30 e 80 anni, tutti affetti da diabete tipo 2 da non più di tre anni. I partecipanti venivano poi suddivisi in tre gruppi, uno gestito con terapia standard e gli altri due con terapia intensiva, per 8 e 16 settimane, rispettivamente. Ma in cosa consisteva la terapia intensiva? Nella riduzione dell'introito calorico di 500-750 kcal/die; nell’aumento graduale dell'attività fisica, fino ad arrivare ad almeno 150 minuti/settimana di attività moderata (almeno 10.000 passi/die),

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gio 27 aprile 2017
Le ciambelle NON sono sempre di salvataggio ......
Non sempre è valido il binomio "peso in eccesso" e "meno salute". Uno studio appena pubblicato online dagli "Annals of Internal Medicine" evidenzia che le persone con il girovita imponente per l'accumulo di grasso in sede addominale hanno un rischio di mortalità più elevato rispetto a chi ha un accumulo di grasso in altre sedi del corpo.
Il dato molto interessante e che conferma la pericolosità della "ciambella" o delle "maniglie dell'amore" è che la mortalità è più correlata al girovita che all'indice di massa corporea (body mass index, BMI), che è una stima derivata dal peso e dall'altezza. Per fare un esempio, la mortalità è più elevata del 25% nelle persone con obesità centrale e BMI nella norma, cioè compreso tra 18.5 e 24.9 kg/m2 ed è più elevata del 26% in quelle persone con obesità centrale e sovrappeso (BMI compreso tra 25 e 29.9 kg/m2). Addirittura si arriva ad un aumento della mortalità del 56% nelle persone con girovita eccessivo e BMI indicativo di obesità (BMI da 30 kg/m2).
Lo studio ha coinvolto 43000 persone in Gran Bretagna, che sono state "misurate" e seguite per 10 anni. La loro età media era di 58 anni. I ricercatori hanno rilevato che il rischio legato all'obesità centrale è identico per uomini e donne.

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gio 20 aprile 2017
Meno fluttuazioni glicemiche e maggiore flessibilità con insulina glargine 300 U/mL
L'obbiettivo del controllo glicemico nel diabete tipo 1 è di avere concentrazioni di glucosio stabili nelle 24 ore, con il minor numero di fluttuazioni possibili. Studi di farmacocinetica e di farmacodinamica hanno dimostrato che l'insulina glargine 300 U/mL determina un profilo più regolare e prolungato rispetto all'insulina glargine 100 U/mL. Uno studio recente, pubblicato nel numero di aprile di Diabetes Care, ha confrontato i risultati del monitoraggio glicemico continuo (CGM) in 59 adulti con diabete tipo 1 per confrontare glargine-300 rispetto a glargine-100 in termini di controllo glicemico, sicurezza, e tollerabilità.
Ecco i dati emersi dalla ricerca. La percentuale di tempo trascorsa in un range glicemico adeguato era sovrapponibile per le due insuline. La glicemia nelle ultime 4 ore delle 24 trascorse dopo l'iniezione era inferiore nel gruppo trattato con glargine-300 rispetto a quello trattato con glargine-100. I profili glicemici nel gruppo glargine-300 presentavano minori

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mar 11 aprile 2017
Lavorare di notte non aiuta …… il controllo glicemico
In questi giorni si è tenuto a Orlando negli USA il Congresso annuale della Endocrine Society. Hanno suscitato interesse i risultati di una ricerca tailandese, coordinata dal professor Sirimon Reutrakul, che ha messo in evidenza come i lavoratori con diabete tipo 2 che fanno il turno di notte abbiano un controllo glicemico peggiore rispetto a chi lavora di giorno e perfino a chi un lavoro non ce l’ha. Già pubblicazioni scientifiche più datate avevano rilevato che chi lavora di notte è più a rischio di sviluppare la malattia diabetica ma questi dati rendono la questione ancora più spinosa. Chi lavora di notte non riesce

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