mar 19 settembre 2017
Glicemie e gravidanza nel diabete tipo 1
Durante il Congresso della European Association for the Study of Diabetes (EASD) tenutosi in questi giorni a Lisbona sono stati presentati i risultati dello studio CONCEPTT (continuous glucose monitoring in women with type 1 diabetes in pregnancy trial), uno studio internazionale disegnato con lo scopo di esaminare l’efficacia del monitoraggio continuo della glicemia (continuous glucose monitoring, CGM) sul controllo glicemico materno e sullo stato di salute dei neonati nel diabete tipo 1. Lo studio è stato anche pubblicato contemporaneamente su The Lancet: Feig DS e coll. 15 settembre 2017, DOI: http://dx.doi.org/10.1016/S0140-6736(17)32400-5.
Il diabete tipo 1 aumenta il rischio di complicanze in gravidanza ed è noto che il controllo glicemico durante il primo trimestre di gravidanza riduce sia le anomalie congenite sia la mortalità perinatale e che l’esposizione ridotta all’iperglicemia materna durante il secondo e il terzo trimestre è associata a minore incidenza di pre-eclampsia, nascite pre-termine, macrosomia, e ricoveri in unità di cure intensive neonatali.

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sab 09 settembre 2017
Celiachia e diabete tipo 1
La prevalenza della celiachia è più elevata nei soggetti con diabete tipo 1 rispetto alla popolazione generale e non vi sono dati certi a dimostrazione che la coesistenza delle due malattie possa avere ripercussioni negative sul controllo glicemico.
L’analisi pubblicata in questi giorni da Diabetes Care deriva da quattro registri internazionali, che hanno permesso di esaminare i dati clinici di oltre 50000 giovani di età inferiore ai 18 anni con diabete tipo 1.
La ricerca ha permesso di evidenziare che la celiachia ha una prevalenza del 5% in questa popolazione, con una distribuzione diversa tra maschi e femmine (4.3% i primi, 2.9% le seconde). La diagnosi di diabete è risultata più precoce quando coesistono le due malattie (5.4 anni invece che 7.0 anni).

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gio 17 agosto 2017
Il colostro o primo latte come scudo contro il diabete tipo 1.
Il diabete tipo 1 è una malattia comune nell’infanzia e i Paesi nordici sono quelli con la più elevata incidenza nel mondo. Il diabete tipo 1 è il risultato della distruzione immuno-mediata delle cellule beta pancreatiche, che in definitiva porta a una carenza assoluta di insulina. Anche se il substrato genetico ha un ruolo fondamentale, il fatto che negli ultimi 50 anni l’incidenza di diabete tipo 1 sia aumentata suggerisce un ruolo anche per diversi fattori non genetici. L’ipotesi che l’allattamento al seno possa essere protettivo nei confronti del diabete tipo 1 è stata fatta più di 30 anni fa, sostenuta da studi danesi e norvegesi. Il latte umano contiene sostanze biologicamente attive, come anticorpi, citochine e ormoni, che possono influenzare il sistema immunitario.

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Ma la vitamina D migliora il metabolismo glucidico?
Recentemente, uno studio norvegese ha affrontato la questione apertissima dell’eventuale ruolo della vitamina D nel migliorare il metabolismo glucidico.
Negli anni passati è stato osservato che livelli plasmatici di vitamina D quando sono ridotti sono associati ad un’alterazione della sensibilità verso l’insulina e a una ridotta secrezione di questo ormone pancreatico. A questi dati sono seguiti diversi studi di intervento, durante i quali si somministravano supplementi di vitamina D, con risultati contrastanti.
Lo studio norvegese è stato ben disegnato perché randomizzato, in doppio cieco, su 62 soggetti con diabete tipo 2 e carenza di vitamina D. I partecipanti allo studio ricevevano vitamina D (colecalciferolo 400000 unità per via orale) o placebo e a quelli del gruppo vitamina D veniva somministrato un supplemento di 200000 unità di colecalciferolo se il dosaggio di vitamina segnalava valori inferiori a 100 nmol/L dopo un mese. A sei mesi i partecipanti allo studio

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mar 25 luglio 2017
E i numeri del diabete in Italia ?
In questi giorni l'ISTAT ha pubblicato il rapporto 2000-2016 sull'impatto della malattia diabetica in questi ultimi anni sulla popolazione italiana, analizzando anche le conseguenze sullo stato di salute e sulla qualità della vita dei cittadini, sulla mortalità e sull’ospedalizzazione.
Nel 1980 il diabete coinvolgeva il 2.9% della popolazione italiana ma ad oggi la percentuale è raddoppiata, arrivando al 5.3% dell'intera popolazione per oltre 3 milioni 200 mila persone, che diventa il 16,5% fra gli over 65. Rispetto al 2000 le persone affette da diabete sono un milione in più e questa crescita è legata non solo all'invecchiamento della popolazione ma anche all’anticipazione delle diagnosi e all’aumento della sopravvivenza dei malati. In più dobbiamo considerare un altro dato, che fa crescere i numeri: quando si mettono a confronto le diverse generazioni, nelle coorti di nascita più recente la quota di diabetici aumenta più precocemente che nelle generazioni precedenti, a conferma di una progressiva anticipazione dell’età in cui si diagnostica la malattia.

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