gio 18 gennaio 2018
OGGI PARLIAMO DI …….. ZUCCHERO
Lo zucchero in svariate forme è presente ovunque nel nostro pianeta ed è fondamentale per la crescita e la sopravvivenza della maggior parte delle forme di vita. Viceversa, lo zucchero raffinato e altamente purificato è anch’esso diffuso nel mondo moderno in molte formulazioni (saccarosio, sciroppo di mais, e tanti altri). Nella storia dell’umanità lo zucchero raffinato è un’acquisizione recente e si stima che sia presente nel 75% dei cibi confezionati. Lo zucchero raffinato viene usato come dolcificante, come conservante e anche come agente addensante nei cibi e nelle bevande.
Oggi si stima che un cittadino Americano consumi ogni giorno circa 82 grammi di zucchero (pari a 19-20 cucchiaini da tè), che in un anno corrisponderebbero a 30 kg circa. Se guardiamo indietro nel tempo, nel 1790 il consumo di zucchero era di 3,5 kg circa all’anno per persona. La crescita progressiva dei consumi

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gio 21 dicembre 2017
Durante le Feste in compagnia di mister D ........
Ho il diabete. Come mi dovrei comportare a tavola durante le feste di Natale ?
Anzitutto: attenzione alle porzioni !
Poi, controllare più spesso la glicemia prima e dopo i pasti. Per chi è in terapia insulinica, provvedere a correzioni estemporanee con boli addizionali.
Bere tanta acqua, limitando il consumo di alcolici ed evitando bevande zuccherate.
Consumare verdure all’inizio di ogni pasto o durante il pasto aiuta a sentirsi più sazi e a limitare l’assorbimento degli zuccheri.
Non far passare più di 5-6 ore tra un pasto e l’altro. Fare spuntini con frutta fresca o cereali integrali per evitare oscillazioni glicemiche, permettendo di giungere al pasto successivo senza troppa fame.
Dopo un pasto abbondante, una bella e lunga passeggiata in compagnia o un po’ di ballo con gli amici per ridurre i picchi glicemici post-prandiali.
Finiti i giorni di festa riprendere - senza scuse - il regime dietetico abituale.
AUGURI A TUTTI !
lun 11 dicembre 2017
Rischio cardiovascolare e diabete
Ad oggi le malattie cardiovascolari, come l’infarto miocardio e l’arteriopatia agli arti inferiori, rappresentano la principale causa di invalidità e di morte nelle persone con diabete di tipo 2. Quante persone con diabete tipo 2 sono consapevoli di essere a rischio cardiovascolare? I risultati dell’indagine “Taking Diabetes to Heart”, presentati in questi giorni ad Abu Dhabi al Congresso dell’International Diabetes Federation, dicono che 1 su 3 degli intervistati si considera a basso rischio e che 1 su 6 non ha mai parlato di questo possibile problema con il medico di famiglia o con il proprio team diabetologico.
“Taking diabetes to Heart” è la prima indagine sul web che indaga su consapevolezza e conoscenza del rischio cardiovascolare tra le persone con diabete tipo 2 a livello mondiale. Finora hanno partecipato 943 persone di 32 diversi Paesi.

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lun 27 novembre 2017
Comandamento: mai saltare la prima colazione!
Della serie: siamo complicati ma molto interessanti! In ognuno di noi a livello ipotalamico, in corrispondenza dei nuclei sovrachiasmatici, esiste un vero e proprio orologio biologico, che governa ritmi di 24 ore, e che è a sua volta regolato da fattori con attività opposte, cioè inducenti o bloccanti la sequenza ritmica degli eventi biologici, che rispondono soprattutto al ciclo luce-buio. Anche nei tessuti periferici, come fegato, beta cellule pancreatiche, muscoli e tessuto adiposo, esistono degli orologi biologici simili, che rispondono alla periodicità dei pasti e alla loro composizione, coordinando le funzioni di digestione e di assorbimento dei principi nutrienti. Il gruppo di ricercatori capitanati da Daniela Jakubowicz ha studiato l’effetto acuto del consumo o meno della prima colazione

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mar 21 novembre 2017
Alzi la mano chi conosce la medicina traslazionale, futuro prossimo per la cura del diabete tipo 1
Che cosa vuol dire medicina traslazionale? Si tratta di una branca interdisciplinare del campo biomedico supportata da tre capisaldi "benchside, bedside, and community", ossia dal laboratorio, al letto del paziente, alla comunità.
Dalla medicina traslazionale arrivano dati promettenti, che in un futuro prossimo si potrebbero tradurre nella possibilità di curare il diabete tipo 1. E’ di questi giorni la pubblicazione su Science Translational Medicine dei risultati di una ricerca capitanata dal dottor Paolo Fiorina, a capo del Centro di ricerca pediatrica Romeo ed Enrica Invernizzi dell’Università Statale di Milano, in collaborazione con il Boston Children’s Hospital e la Harvard Medical School.
Di cosa si tratta? Di applicare la terapia genica per correggere un difetto nelle cellule staminali ematopoietiche in corso di diabete tipo 1. Il gruppo di ricercatori è riuscito a curare il diabete tipo 1 nel topo, utilizzando cellule staminali geneticamente corrette.

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