mar 16 agosto 2016
CHE COSA SIGNIFICA LA DIAGNOSI DI NAFLD ?
Ricordiamo che la steatosi epatica non alcolica (NAFLD) è la più comune causa di epatopatia cronica nei Paesi Industrializzati con una prevalenza del 17-46% della popolazione adulta, con differenze rispetto alla metodica diagnostica utilizzata, al sesso, e all’etnia. Essendo tipicamente caratterizzata da uno stato di insulino-resistenza (IR) questa patologia risulta strettamente associata alla sindrome metabolica (SM) e alle sue singole componenti, in particolare alla presenza di T2DM e all’obesità. Infatti, in queste tipologie di pazienti la prevalenza di malattia si aggira attorno al 40-60% nei diabetici e al 90% negli obesi sottoposti a chirurgia bariatrica, sfiorando il 100% quando queste categorie vengono combinate. Tuttavia, la NAFLD è anche presente nel 7% di soggetti normopeso, che sono più tipicamente di sesso femminile, giovani e con transaminasi nella norma.

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Steatosi epatica non alcolica: non guardiamo solo i danni che può provocare al fegato !
In questo mese sono stati pubblicati su Diabetes Care i risultati di uno studio italiano, che ha dimostrato che la steatosi epatica non alcolica (NAFLD) è un fattore di rischio indipendente per aritmie ventricolari in soggetti con diabete mellito tipo 2 (T2DM). Un gruppo di ricercatori dell'Università di Verona, capitanati dal prof. Giovanni Targher, ha analizzato tutti i dati da 330 soggetti con diabete tipo 2 sottoposti a registrazione Holter ECG per 24 ore, escludendo quelli con fibrillazione atriale, grave insufficienza renale e malattia epatica nota. I soggetti con diabete tipo 2 e NAFLD erano 238, pari al 72% della popolazione studiata; confrontati con gli altri soggetti diabetici senza NAFLD, avevano una prevalenza significativamente più elevata di aritmie ventricolari (complessi ventricolari prematuri >30/ora 19.3% vs. 6.5%; tachicardia ventricolare non sostenuta 14.7% vs. 4.3%; entrambe 27.3% vs. 9.8%).

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ven 05 agosto 2016
Tempo di vacanze ma parliamo già di ……… influenza
Uno studio pubblicato recentemente dal Canadian Medical Association Journal (CMAJ) ha valutato 124.503 adulti britannici con diabete tipo 2, circa il 65 per cento dei quali aveva ricevuto il vaccino contro l'influenza tra il 2003 e il 2010. I soggetti che avevano ricevuto il vaccino mostravano una riduzione dei ricoveri ospedalieri: 30 per cento per ictus, 22 per cento per scompenso cardiaco e 15 per cento per polmonite o altre complicanze infettive, rispetto ai pazienti che non erano stati vaccinati. Oltretutto, il tasso di mortalità risultava del 24 per cento inferiore nel primo gruppo, quello dei vaccinati.
Ricordiamo che in Italia il vaccino contro l'influenza è offerto gratuitamente ......

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gio 28 luglio 2016
Abbasso la sedentarietà !
Sappiamo tutti che la sedentarietà alla lunga diventa un boomerang e che le conseguenze dell’inattività fisica possono essere piuttosto negative per la nostra salute. Ecco una buona notizia: un’ora di attività fisica moderata-intensa neutralizza gli effetti di 8 ore di sedentarietà.
Questa conclusione arriva da una meta-analisi, che ha coinvolto più di un milione di soggetti da ogni parte del mondo, i cui risultati sono stati pubblicati il 27 luglio su The Lancet, nell’ambito di un numero speciale dedicato allo sport e all’esercizio fisico in vista dell’apertura dei Giochi Olimpici.
E’ la seconda volta che questa prestigiosa rivista medica pubblica un serie di questo tipo. Quattro anni fa il messaggio era: la sedentarietà è un killer, che porta a 5.3 milioni di morti premature ogni anno nel mondo, tanto quanto il fumo di sigaretta e il doppio rispetto all’obesità.

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mer 20 luglio 2016
Gestione dell’attività fisica con il diabete tipo 1
Le persone con diabete tipo 1 al termine di un’attività sportiva sono a rischio di ipoglicemia precoce o tardiva e tutte sanno che la riduzione di questo rischio è possibile modificando l’assunzione di carboidrati, i tempi di somministrazione dell’insulina e le unità da iniettare.
Uno studio recente ha analizzato la gestione del controllo glicemico in 502 adulti con diabete tipo 1, valutando le modalità di preparazione all’esercizio e le tecniche di gestione del diabete prima e dopo l’attività fisica. I dati sono stati ottenuti coinvolgendo una community, che si chiama GLU, formata da persone con diabete tipo 1 che ha risposto a questionari online.
La maggior parte di loro ha segnalato che aumenta l’introito di carboidrati prima (79%) e dopo (66%) e che riduce il bolo prandiale prima (53%) e dopo (46%) l’esercizio fisico. Inoltre, un’elevata percentuale (77%) riferisce di raggiungere un determinato livello glicemico pre-esercizio. Nonostante questi accorgimenti, il 70% di loro mette in evidenza

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