gio 28 luglio 2016
Abbasso la sedentarietà !
Sappiamo tutti che la sedentarietà alla lunga diventa un boomerang e che le conseguenze dell’inattività fisica possono essere piuttosto negative per la nostra salute. Ecco una buona notizia: un’ora di attività fisica moderata-intensa neutralizza gli effetti di 8 ore di sedentarietà.
Questa conclusione arriva da una meta-analisi, che ha coinvolto più di un milione di soggetti da ogni parte del mondo, i cui risultati sono stati pubblicati il 27 luglio su The Lancet, nell’ambito di un numero speciale dedicato allo sport e all’esercizio fisico in vista dell’apertura dei Giochi Olimpici.
E’ la seconda volta che questa prestigiosa rivista medica pubblica un serie di questo tipo. Quattro anni fa il messaggio era: la sedentarietà è un killer, che porta a 5.3 milioni di morti premature ogni anno nel mondo, tanto quanto il fumo di sigaretta e il doppio rispetto all’obesità.

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mer 20 luglio 2016
Gestione dell’attività fisica con il diabete tipo 1
Le persone con diabete tipo 1 al termine di un’attività sportiva sono a rischio di ipoglicemia precoce o tardiva e tutte sanno che la riduzione di questo rischio è possibile modificando l’assunzione di carboidrati, i tempi di somministrazione dell’insulina e le unità da iniettare.
Uno studio recente ha analizzato la gestione del controllo glicemico in 502 adulti con diabete tipo 1, valutando le modalità di preparazione all’esercizio e le tecniche di gestione del diabete prima e dopo l’attività fisica. I dati sono stati ottenuti coinvolgendo una community, che si chiama GLU, formata da persone con diabete tipo 1 che ha risposto a questionari online.
La maggior parte di loro ha segnalato che aumenta l’introito di carboidrati prima (79%) e dopo (66%) e che riduce il bolo prandiale prima (53%) e dopo (46%) l’esercizio fisico. Inoltre, un’elevata percentuale (77%) riferisce di raggiungere un determinato livello glicemico pre-esercizio. Nonostante questi accorgimenti, il 70% di loro mette in evidenza

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ven 08 luglio 2016
DIABETE E ….. VACANZE
Dobbiamo partire per le vacanze ed improvvisamente avvertiamo la paura di non essere in grado di controllare il nostro “compagno di viaggio” ?
Ecco alcuni consigli pratici, partendo innanzitutto da chi fa uso di insulina per la terapia del diabete:

    portiamo sempre con noi una quantità di insulina che superi di una settimana la durata del viaggio in modo da avere a disposizione con sicurezza dosi di farmaco sufficienti in caso di imprevisto;

        conserviamo l’insulina in frigorifero o in borse termiche, senza esporla al sole;

            se il viaggio è in aereo o in nave, l’insulina va tenuta sempre a portata di mano;

                ricordiamoci di portare il kit di emergenza di glucagone, da utilizzare se dovesse insorgere una crisi ipoglicemica grave, e ricordiamoci di istruire al suo utilizzo chi ci accompagnerà;

                    imparare le modifiche agli orari di somministrazione dell’insulina qualora fossero previste variazioni di fuso orario; la regola di base è “verso ovest, più insulina” (la giornata si allungherà), “verso est, meno insulina” (il giorno si accorcerà);

                        il passaggio attraverso i raggi X dei metal detector degli aeroporti non altera l’insulina e in linea di massima neppure i reflettometri o i microinfusori. In ogni caso, se non si è tranquilli, è meglio chiedere consiglio al personale aeroportuale dell’assistenza.

                        Vi sono poi alcuni problemi di cui si parla poco.

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                        mar 21 giugno 2016
                        AL VIA LO STUDIO MonoRAPA per chi è affetto da diabete tipo 1 da almeno 5 anni
                        All'Istituto di Ricerca sul Diabete del San Raffaele prende il via lo studio MonoRAPA, che ha come obiettivo quello di riportare le beta cellule pancreatiche a produrre ancora insulina in quei soggetti con diabete tipo 1, noto da almeno 5 anni. L'innovazione di questa ricerca sta nel trattare soggetti che non sono all'inizio della malattia diabetica; le basi di questo studio stanno nei risultati positivi sull'uso della rapamicina per recuperare la funzione delle cellule beta pancreatiche, pubblicati nel 2011, e in altri dati che sembrano confermare come il pancreas anche dopo anni conservi una buona possibilità di recupero delle sue funzioni endocrine.
                        Nello studio MonoRAPA si valuterà se la somministrazione di rapamicina, più o meno associata a un farmaco denominato vildagliptin (inibitore di DPP-4), è in grado di ripristinare la funzione delle cellule beta pancreatiche. Lo studio sarà randomizzato in doppio cieco. Cosa significa ? Che né il paziente né il medico saprà se e quale paziente sta ricevendo il principio attivo. Il trattamento ha una durata complessiva di 3 mesi e i farmaci saranno assunti per bocca. Inizialmente lo studio sarà effettuato su 60 soggetti; ricordiamo che per essere candidabili bisogna essere maggiorenni ed avere il diabete tipo 1 da almeno 5 anni. Questa ricerca è possibile con il contributo del Ministero della Salute e della Fondazione Italiana Diabete Onlus.

                        Per altre info: dri.hsr.it
                        lun 13 giugno 2016
                        FOR A PIECE OF CAKE: non solo un’impresa in sella a una bici ……
                        Vi invitiamo a seguire via FACEBOOK Chiara Ricciardi nel suo progetto FOR A PIECE OF CAKE, ovvero 18000 chilometri di pedalate per mandare un messaggio di speranza ma anche di forza a tutte le persone affette da diabete.
                        Da questo mese Chiara viaggerà in bicicletta da Cesena a Singapore, 1600 chilometri ogni mese, pedalando insieme con la malattia, per dimostrare che il diabete può essere un compagno di strada, che si può tenere a bada.
                        «La mia esperienza richiama al “pezzo di torta” perché è con i dolci che si festeggia, un piacere scontato per molti ma una conquista per altri, come me» dice Chiara. «Ho scoperto di essere diabetica a 11 anni e per far coraggio ai miei genitori mi sono fatta da sola la prima insulina. Da quasi dieci anni un microinfusore mi semplifica la vita, ma non mi sono mai voluta “limitare” per colpa della malattia».

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