lun 17 settembre 2018
Empagliflozin riduce il contenuto di grasso epatico
La steatosi epatica non alcolica (NAFLD) spesso coesiste con il diabete tipo 2 e lo stesso diabete tipo 2 mette il soggetto con NAFLD a rischio per la progressione a steatoepatite non alcolica (NASH), una forma di danno epatico grave che può evolvere a cirrosi epatica e ad epatocarcinoma. La patogenesi della NAFLD è complessa, coinvolgendo la resistenza all’insulina, lo stress ossidativo, la perossidazione lipidica e la disfunzione mitocondriale. Diversi antidiabetici orali sono stati studiati nel trattamento della NAFLD con risultati variabili. L’empagliflozin è un potente antidiabetico orale, che inibisce il trasportatore sodio-glucosio di tipo 2 (SGLT2), promuovendo così l’eliminazione urinaria di glucosio, riducendo la glicemia e migliorando la resistenza all’insulina.
E’ recente la pubblicazione di uno studio clinico randomizzato controllato che ha esaminato l’effetto di empagliflozin sul contenuto di grasso epatico nei pazienti con diabete tipo 2 e NAFLD. Il grasso epatico è stato quantificato con una tecnica di RMN (MRI-PDFF),

Leggi tutto ...
sab 01 settembre 2018
Glucagone, alleato nella prevenzione delle ipoglicemie da esercizio fisico
L’ipoglicemia è una complicanza della terapia insulinica, che può essere anche fatale. In condizioni normali, il glucagone agisce come ormone controregolatore per innalzare i livelli di glicemia e contrastare il pericolo dell’ipoglicemia. Questo fondamentale meccanismo di protezione viene a mancare nel diabete tipo 1. La conseguenza è che la combinazione terapia insulinica + alterazione della controregolazione fatta dal glucagone porta ad un rischio molto elevato di ipoglicemia. Quando sono frequenti le ipoglicemie lievi si possono controllate con l’ingestione di carboidrati semplici ma la conseguenza potrebbe essere quella di un incremento di peso. Inoltre, se gli episodi di ipoglicemia sono numerosi, mettono la persona con diabete a rischio di ipoglicemie inavvertite.
Per decenni il glucagone è stato somministrato come trattamento di emergenza nelle ipoglicemie gravi. Il farmaco deve essere ricostituito da polvere liofilizzata e utilizzato immediatamente, poiché si degrada in breve tempo; la dose standard è pari a 1 mg (1000 mcg). Per superare questi limiti sono state prodotte forme stabili di glucagone, che possono essere somministrate anche non in condizioni di emergenza, come mini dosi di glucagone oppure attraverso dispositivi per il rilascio automatico di glucagone.
Il concetto di mini dosi di glucagone, cioè di dosi ben al di sotto di quanto viene somministrato in emergenza, è noto dal 2000, quando furono pubblicati i primi dati sul loro utilizzo nel trattare crisi ipoglicemiche imminenti o lievi. Nel numero di settembre di Diabetes Care vengono pubblicati i risultati della somministrazione di mini dosi di glucagone per prevenire le ipoglicemie correlate all’esercizio fisico. I ricercatori dimostrano che l’utilizzo di 150 mcg di glucagone previene l’ipoglicemia durante l’esercizio fisico. Anche la somministrazione di glucosio pari a 40 gr previene l’ipoglicemia ma porta a significative iperglicemie in un terzo dei soggetti arruolati nello studio. Invece, la riduzione del 50% dell’insulina basale 5 minuti prima di iniziare la seduta di esercizio porta a ipoglicemie in un terzo dei partecipanti.

Leggi tutto ...
mar 21 agosto 2018
C'è per tutti l'esercizio fisico ideale .....
“L’esercizio fisico funziona come una medicina. Effettuare regolarmente attività fisica migliora i livelli di glicemia e di pressione arteriosa, nonché la colesterolemia. In più aiuta sia nel mantenere il peso ideale sia nel raggiungere gli obiettivi in un programma di dimagramento, e mantiene le persone anziane in una condizione di maggiore benessere psicofisico” ci dice Matthew Corcoran. fondatore e presidente della Diabetes Training Camp Foundation.
Ma cosa cambia se si volesse fare esercizio fisico regolarmente ma si è affetti da una complicanza della malattia diabetica? Vediamo cosa ci suggerisce Corcoran.
La premessa fondamentale è quella di discutere con il diabetologo e gli altri specialisti di riferimento quali sono le attività migliori e che programma seguire, per evitare guai seri. Ci sono poi delle regole generali.
Neuropatia periferica – Il danno dei nervi periferici porta a una ridotta sensibilità dei piedi, con difficoltà a camminare ed aumentato rischio di cadute. Il timore è quello che l’esercizio fisico aumenti il dolore alle estremità ma non è sempre così; a volte l’attività fisica regolare aiuta a controllare meglio le parestesie. Se il rischio di cadute è elevato, diventa fondamentale utilizzare macchine che permettono esercizi mirati alle braccia e alle gambe. Gli esercizi aerobici in acqua e il nuoto sono ottimi sport per chi è affetto da neuropatia periferica, mentre tai chi e yoga sono ottimi per chi vuole migliorare la flessibilità. Se invece si vuole aumentare la massa muscolare, utilizzare le macchine in palestra dotate di meccanismi di controllo, per evitare che il peso cada se la presa non è sicura. In ogni caso indossare sempre calzature adatte e ogni sera controllare i piedi; bisogna avere attenzione al rischio di vesciche o abrasioni, che possono diventare ferite infette e portare a complicanze anche gravi.

Leggi tutto ...
ven 10 agosto 2018
Alcuni consigli se si va a vivere da soli ma …… in compagnia di mister D
Anzitutto occuparsi della scelta del medico di medicina generale e del diabetologo – Uscire di casa per la prima volta è una tappa fondamentale nella vita di ciascuno e diventa un compito non da poco per chi convive con la malattia diabetica. La maggior parte dei pediatri prepara i loro pazienti ad affrontare il diabete tipo 1 al di fuori della famiglia almeno un anno – due anni prima dell’età in cui solitamente si lascia la casa dei genitori per diversi motivi: raggiungere la sede assegnata per proseguire gli studi o per lavorare, ad esempio. Il primo passo da compiere – magari con il contributo del medico di fiducia abituale – è quello di scegliere un nuovo medico di medicina generale e un nuovo diabetologo, se si cambia città.
Affinare le proprie abilità nella scelta di cibi e bevande – Gestire al meglio la malattia diabetica significa anche avere una maggiore consapevolezza

Leggi tutto ...
gio 26 luglio 2018
I figli di donne con diabete tipo 1 sono a rischio di sindrome metabolica ?
E’ noto che i figli da genitori con diabete tipo 1 sono a rischio più elevato di sviluppare questa malattia rispetto al resto della popolazione. Fino ad oggi vi erano solo sporadiche segnalazioni sul fatto che i figli di donne con diabete tipo 1 potessero essere a rischio di sindrome metabolica, in relazione all’esposizione ad elevati livelli di glucosio nell’utero.
In questi giorni un gruppo di ricercatori ha pubblicato i risultati ottenuti esaminando tre importanti database (TEENDIAB, BABYDIAB e BABYDIET), che raccolgono i dati di 2800 bambini con un genitore con diabete tipo 1. Lo studio ha confrontato lo stato metabolico e il peso corporeo fino all’età di 18 anni di figli da donne con diabete tipo 1 rispetto a figli da uomini con diabete tipo 1.

Leggi tutto ...
Vai a pagina  [1] 2 3 ... 47 48 49