Decenni di convivenza con il diabete tipo 1 = dialisi ? Non sempre e i numeri sono incoraggianti!

La storia della nefropatia è ben delineata nel diabete tipo 1, poichè è noto – nella maggior parte dei casi – il momento di esordio della malattia. L’incremento iniziale dell’albuminuria (un tempo identificato con il termine microalbuminuria) compare nel 20-30% dei casi dopo una media di 15 anni di durata del diabete. Meno della metà di questi soggetti progredirà a nefropatia conclamata; gli altri osserveranno la regressione o la stabilità dell’albuminuria, probabilmente grazie al controllo glicemico e all’assunzione di farmaci come gli ACE-inibitori (ACE, angiotensin-converting enzyme) e i sartanici (ARB, bloccanti del recettore dell’angiotensina).
Prima che fosse pratica comune trattare il soggetto con diabete tipo 1 avendo come obiettivo uno stretto controllo glicemico e pressorio, l’incidenza della nefropatia terminale (stadio 5) era elevata, arrivando a 1 su 4 pazienti a 30 anni dalla diagnosi di diabete.
Nel numero di marzo di Diabetes Care sono stati pubblicati tre lavori originali, che indicano come sia ridotta la percentuale di soggetti con diabete tipo 1 che vanno incontro a nefropatia terminale.

Ad esempio, i risultati dal registro norvegese indicano che il rischio cumulativo di nefropatia terminale a 20 anni dalla diagnosi di diabete tipo 1 è pari allo 0.7% e a 40 anni è pari al 5.3%. Nello stesso numero di Diabetes Care un gruppo di ricercatori finlandesi segnala che i dati dal registro nazionale rilevano che il rischio cumulativo di nefropatia terminale è 2.2% a 20 anni dalla diagnosi di diabete tipo 1 e 7.0% a 30 anni. Impressionano i dati dei ricercatori di Pittsburgh, che sottolineano come si sia notevolmente ridotto il rischio cumulativo di nefropatia terminale nei soggetti con diabete tipo 1 diagnosticato da 30 anni, a secondo del momento della diagnosi: se la diagnosi è stata formulata tra il 1950 e il 1964 la percentuale è del 34.6%, mentre se il momento della diagnosi è compreso tra il 1965 e il 1980, la percentuale crolla al 14.5%.
Dagli anni Ottanta il rischio di nefropatia terminale si è notevolmente ridotto in relazione ai progressi sul controllo glicemico e pressorio e alla disponibilità di farmaci che agiscono sul sistema renina-angiotensina (ACE-inibitori e sartanici). I clinici devono continuare a monitorare la funzionalità renale (stima della filtrato glomerulare con la creatinina, albuminuria) per i loro pazienti e a seguire le linee guida per la gestione del controllo della glicemia e della pressione arteriosa.

Da:
Gagnum V. e coll. Diabetes Care 2018 Mar;41:420-425.
Costacou T. e Ochard T.J. Diabetes Care 2018 Mar;41:426-433.
Helve J. e coll. Diabetes Care 2018 Mar;41:434-439.
Bakris G.L. e Molitch M. Diabetes Care 2018 Mar;41:389-390.

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